Diario del Pellegrinaggio Francescano di M. Luisa Cerri

 

DI NUOVO INSIEME

 Un po' resoconto…un po' riflessioni.

 Ed abbiamo di nuovo camminato insieme per le vie del mondo, questa volta sulle orme di San Francesco; ed ancora abbiamo pregato e cantato insieme quasi dimenticandoci per un po',  ognuno, del suo fardello e facendoci coraggio forse nell'illusione che fossimo tutti insieme a sostenerli e a farcene generosamente carico alleviando così la fatica e la sofferenza di ciascuno. Certamente è stata anche una settimana di riflessione e non ci sono dubbi che in un mondo superficiale quale è il nostro nel quale purtroppo l'apparire è più importante dell'essere, riflettere e meditare non ci possono aver fatto che bene. Per la cronaca possiamo dire che un'alta percentuale del gruppo storico del 2000 e del 2003  è stata presente a questo nuovo appuntamento promosso dal nostro "capo", ora "priore", Renzo Malanca che, nonostante le molteplici difficoltà di vario genere prosegue imperterrito nel suo intento, in effetti appoggiato dai suoi più stretti e fedeli collaboratori, ma anche  da tutti noi, sia dalla maggioranza che dalla…opposizione, per modo dire, tanto per usare termini di questi tempi così consueti ed abituali. A Lucca, a Porta San Pietro,  la prima persona che Giampaolo ed io abbiamo incontrato sabato 18 giugno è stata ancora, come nel 2000, Francesco, che ci ha accolto con la sua talvolta irrefrenabile vivacità. Mancava però all'appello Anna con il suo inequivocabile italiano dall'inflessione teutonica; ci fosse stata ci sarebbe sembrato di essere tornati indietro di cinque anni!…Ecco comunque che l'abbiamo ricordata, come ad uno ad uno ci sono passati per la mente, o prima o dopo durante il nostro cammino, coloro che per svariati motivi non hanno potuto essere presenti insieme a noi per le strade del Poverello d'Assisi ed anche tutti coloro che hanno lasciato le vie del mondo per percorrere quelle  più sicure e tranquille del cielo, alleggeriti ormai delle nostre umane debolezze. I pellegrini nuovi si sono presto inseriti ed amalgamati con il resto della compagnia ed il nostro inno è stato ancora una volta "Santa Maria del Cammino" che ben rispecchia il nostro anelito di viandanti protesi verso una meta soprattutto spirituale. Che nel nostro mondo, alienato ed alienante, ci sia bisogno di spiritualità, è cosa indubbia e credo che dovremmo rendercene conto soprattutto noi cattolici sempre più distratti, superficiali e disinteressati alle letture della Bibbia e dei Vangeli; e per questo non dobbiamo meravigliarci per il fatto che molte persone si accostano ad es. al buddismo o ad altre religioni, o pseudo tali, che privilegiano la meditazione e l'interiorità, perché, nonostante tutto, è proprio di questo che oggi si avverte un grande bisogno. Esprimo ora questi pensieri che non ho avuto l'opportunità di esternare durante il pellegrinaggio, prendeteli per quello che sono. Ma torniamo al nostro cammino.

 Siamo arrivati a Chiusi di La Verna sabato 18 giugno all'ora di pranzo, chi come noi in pullman, chi in treno, chi con i propri mezzi ed abbiamo trovato alloggio nella struttura francescana "Pastor Angelicus", una solida costruzione immersa in un verde parco, in grado di accogliere numerosissimi pellegrini e villeggianti. Dopo pranzo siamo saliti, naturalmente "pedibus", a La Vena, che si trova a m.1.129 di altitudine, al centro della zona montuosa compresa tra le valli del Tevere e dell'Arno, e siamo ancora in Toscana. San Francesco ricevette in dono questa montagna del Casentino dal Conte Orlando Cattani nel 1213 e vi tornò ben sei volte e fu qui che ricevette le stimmate il 17 settembre; e qui è festa grande in questo giorno, oltre che il 4 ottobre ricorrenza del Santo Patrono d'Italia. Alle 17 abbiamo ascoltato la S.Messa e ci siamo confessati: devo dire che mi ero scordata di come si fa una vera confessione… erano anni che non mi veniva data questa opportunità. Talvolta i confessionali delle nostre chiese, scusate la brutalità, mi sembrano quasi delle lavanderie a gettoni; del resto siamo tutti buoni, anzi buonissimi. La morale infatti è scesa abbastanza in basso nella scala dei valori e così il grado di coscienza, mentre in realtà ha assunto grande importanza il perbenismo di facciata. Il frate che mi ha confessato mi ha donato con mia grande gioia la medaglia della Madonna di Medjugorie inserita in un cartoncino con tante belle parole che mi fanno ancora meditare. Certo è che da questi luoghi emana il profumo dell'eternità e vi nasce il desiderio di elevazione e anche se solo per poco, chi li visita riesce a vivere in un'altra dimensione, più semplice, ma più appagante, più intima e silenziosa. Voglio citarvi a questo proposito le parole del poeta G. Joergensen: "Anche se i nostri pensieri fossero un minuto prima interamente terrestri e mondani, l'apparizio0ne de La Verna basterebbe a cambiarli radicalmente." Dopo la Messa abbiamo visitato i luoghi più significativi ed abbiamo anche ammirato le meravigliose terrecotte di Andrea della Robbia, il Museo del Santuario, il Corridoio delle Stimmate, l'abito del Poverello e quanto attirava la nostra attenzione; abbiamo sostato nel piazzale antistante la chiesa ed ammirato il verde panorama d'intorno " illuminandoci d'immenso". Abbiamo poi fatto ritorno tranquillamente al "Pastor Angelicus" dopo esserci procurati il cibo per il sacco del giorno dopo.

Domenica 19 giugno abbiamo iniziato una delle tappe più belle, quella che da La Verna ci avrebbe portato all'Eremo di Cerbaiolo (sec.VIII).  Ad un bivio, dopo qualche incertezza iniziale  sul sentiero da intraprendere, del resto spesso i luoghi cambiano aspetto durante le varie stagioni e le stradelle nei boschi sembrano tutte uguali, trovata la via giusta abbiamo affrontato la prima vera tappa su strade sterrate e sentieri di montagna, spesso in salita con un clima piuttosto soffocante ed umido, ad elevatissime temperature: solo dove c'era in po' d'ombra, là la sosta era veramente gradita. Comunque passo dopo passo, chi un po' prima chi un po' dopo, siamo giunti tutti nel primo pomeriggio all'Ostello Francescano dove abbiamo fatto una piccola sosta dissetandoci abbondantemente. Di qui  noi mezza pensione siamo ripartiti per l'Eremo, un luogo di altri tempi: l'orologio sembra essersi fermato ed i ritmi si fanno più lenti, segnati soltanto dal sorgere e dal tramontare del sole. In questo luogo rupestre, aspro e solitario vive Suor Chiara, una suora laica che vi abita da sola e da sola ne ha fatto un luogo di accoglienza  per chi vi giunge a cercar pace. Nell'ampia cucina, un ambiente di altri tempi, dove tutti possono, se vogliono, dare una mano alla suora ormai non più giovane, ogni tanto cercano di entrare piccole caprette che le fanno abitualmente compagnia. Qui ognuno di noi ha trovato una camera in cui dormire, nella semplicità francescana, e credo che anche questo scendere dai nostri agi ci abbia fatto molto bene. Per la cena siamo tornati all'ostello, dove Pasquino, aiutato dai volenterosi saccopelisti, aveva preparato un'ottima cenetta che noi, dopo la recita del S.Rosario nell'attigua cappella dell'ostello guidati da un frate e da due giovani suore libanesi, abbiamo molto gradito. E di nuovo un po' stanchi, ma sereni ed appagati, siamo saliti all'Eremo e prima di coricarci abbiamo sostato all'aperto ad ammirare il cielo, la luna, le stelle, i contorni ben delineati delle montagne, le piccole lucciole che generose  interrompevano il buio della notte. Si può essere felici anche con poco, si potrebbe scioccamente affermare, ma tutto questo ci sembra poco ?  Penso, al contrario, che sia il massimo a patto che si sappia apprezzare ed appagarsene nella contemplazione, ringraziando Dio e sentendoci privilegiati. Ci dispiace al mattino seguente abbandonare questo incantevole luogo, ma, salutata Suor Chiara, eccoci pronti ad affrontare la seconda tappa, da Cerbaiolo a Sansepolcro. Quanti i chilometri ? ne sono previsti 26, ma spesso, forse a causa del caldo, ci sembrano di più. Dopo la preghiera comunitaria ed il pensiero del mattino, freschi di forze eccoci in cammino. Mi sono dimenticata di dirvi che mi è molto piaciuto il pensiero francescano che la  nostra Madre Badessa (al secolo Rosanna) ci ha letto il primo giorno e che qui riporto: "Signore, dacci la forza di accettare con serenità le cose che non possono essere cambiate./ Dacci il coraggio di cambiare le cose che possono e devono essere cambiate./ Dacci la saggezza per distinguere le une dalle altre." In effetti queste parole mi hanno ricordato quello che è stato il tormentone di tutta la mia vita, perché fin da piccola ho avuto la terribile pretesa di voler cambiare il mondo; ho sempre pensato che come il mare è fatto di tante gocce, così i grandi cambiamenti si realizzano con i piccoli cambiamenti effettuati da ciascuno di noi  e nessuno deve arrendersi né  desistere di fronte ad una giusta causa. Ritornando al nostro viaggio, devo dire che questa tappa è stata veramente stupenda, infatti abbiamo effettuato un percorso molto panoramico che in certi tratti poco aveva da invidiare ai verdi alpeggi ed alla flora alpina dei paesaggi dolomitici, ai profumi ed ai silenzi delle grandi altitudini. E' stata da questo punto di vista una vera rivelazione che ha alleggerito il nostro procedere compensando abbondantemente la fatica con il godimento delle bellezze naturali; e mentre avanzavamo cercavamo di non perdere di vista l'eremo di Cerbaiolo che ci appariva sempre più lontano. Così pregando e cantando siamo giunti a Sansepolcro concludendo la seconda tappa ed alloggiando all'Hotel "Il Boschetto" di Città di Castello, in effetti un po' lontano dal centro.

La terza tappa, quella di martedì 21 ci vede sulle strade che da Sansepolcro portano a Città di Castello. Molto bella la prima parte del percorso: è una giornata calda e molto umida; il pullman ci segue come sempre per accogliere coloro che hanno qualche problema ed è un impegno non indifferente poiché le strade sono strette ed è un continuo saliscendi, ma, nota positiva, il traffico scarso. Certo è che l'Umbria ci ha riservato indubbiamente delle sorprese; più o meno conoscevamo già i centri più noti, come Perugia, Assisi, Gubbio, Spello, Spoleto, ma non immaginavamo le immense solitudini dell'interno e le grandi distese di campi e boschi talvolta a perdita d'occhio e qua e là qualche raro casolare a grande distanza l'uno dall'altro, ma in perfetta armonia con la natura circostante. Biondissime distese di grano e campi di granturco, ettari ed ettari di girasoli e poi bosco e bosco, verde ma anche giallo per le ginestre al culmine della fioritura con il loro intenso profumo. Poi l'arrivo a Fighille, all'antichissima e pittoresca Citerna col suo ampio belvedere sulla piana del Tevere. Qui fervevano lavori di scavo di alcuni camminamenti  e dopo tanta strada eccoci finalmente a Monterchi dove, dopo aver sostato all'Osteria di Fra Pacifico per riposarci e rifocillarci, abbiamo potuto ammirare in tutta la sua matronale bellezza la "Madonna del parto", opera di Piero della Francesca ed ascoltare l'illustrazione di questa singolare opera. Per molti con l'arrivo a Monterchi si è conclusa la tappa di martedì; noi insieme ad altri abbiamo proseguito a piedi e purtroppo nel finale sulla Statale 73 c'è stato poco da divertirci per il traffico pesante che ci costringeva ad una tensione ed attenzione continue. Finalmente di nuovo l'arrivo a "Il Boschetto" dove, durante la cena abbiamo festeggiato due compagni di viaggio, Giuseppe e Laura, che hanno varcato il traguardo dei 35 anni di matrimonio, che, per i tempi che corrono, non è cosa da poco: ancora auguroni agli sposi anche se non più novelli !!!

La quarta tappa, quella del mercoledì, da Città di Castello a Pietralunga, è stata in realtà una delle più lunghe e faticose, che ha messo a dura prova i nostri …mezzi di locomozione, tanto che le vesciche, o galle che dir si voglia, si sono presentate immancabilmente all'appello. Per me che già le avevo dall'ultimo "Passatore", si è trattato di galla su galla. Qui vi lascio immaginare gli accesi "dibattiti" su come trattarle… chi aveva deciso di forarle, chi di mettervi sopra il "comped", cerotto seconda-pelle; per quello che mi concerne che, non di altro, ma di galle me ne intendo, ho sperimentato che dopo la doccia e una bella disinfezione è meglio non fare altro perché le vesciche si riassorbono da sé. Ma questi sono problemi assai banali, anzi pedestri, che poco hanno a che fare con la spiritualità del pellegrinaggio, tuttavia ne ho parlato perché in fondo siamo fatti anche di carne ed ossa… Dopo la preghiera comunitaria del mattino ed il pensiero della giornata, siamo partiti di buona lena e devo dire che la prima parte è stata piacevole, varia e abbastanza ombrosa; abbiamo attraversato un piccolo borgo molto ricco di acqua, c'erano anche delle piccole cascatelle che hanno reso più fresco il nostro cammino. Dopo abbiamo affrontato un percorso in leggera salita, ai bordi della strada ciliegi e ciliegi ai quali attingevamo a piacimento o, per meglio dire…a seconda della statura. Ad un certo punto una breve sosta per decidere tra l'altro chi sarebbe andato alla Pieve dei Saddi (IV sec.) e chi invece avrebbe scelto la via più breve. Nonostante le premesse poco favorevoli,  siamo stati abbastanza numerosi a scegliere la via della Pieve, ma non sapevamo quello che ci aspettava. Inizia così una salita abbastanza ardita sotto un sole cocente e, giunti al culmine, eccone un'altra ed un'altra ancora: scollettiamo e poco dopo ancora da scollettare ed ancora da scendere e da risalire. A parte il percorso assolato e snervante per il continuo saliscendi, quello che ci ha condizionato moltissimo è stata la mancanza assoluta di acqua: infatti avevamo finito tutte le scorte e l'unica casa che abbiamo trovato lungo il percorso non era fornita di acqua potabile e le poche bottiglie di minerale  offerte non hanno risolto il problema. Dopo tanto penare, piuttosto disidratati, ecco che in lontananza ci appare  la tanto attesa Pieve dei Saddi, purtroppo una vera delusione perché  completamente ingabbiata e chiusa da impalcature; nota positiva la sistola dei muratori che rifornendoci abbondantemente di acqua ci ha consentito di proseguire dopo una sosta abbastanza lunga per lo spuntino di rito. Arrivati finalmente all'Hotel Catignano di Gubbio, dopo la meritatissima cena, il sonno ristoratore non si è fatto attendere. Il giorno seguente , per l'esattezza il 23 giugno, abbiamo affrontato la quinta tappa, da   Pietralunga a Gubbio, di km.27, ma ci sorge un dubbio: saranno km. veri o km. Malanca ? Scherzi a parte, chilometro più ,chilometro meno, il percorso non ci fa certo paura, specie se si tratta di affrontarlo attraverso sentieri e strade secondarie, senza traffico e quasi in assoluta solitudine, a parte i nostri compagni di cammino. E abbiamo ancora ammirato il paesaggio umbro, fatto di grandi spazi , di grandi solitudini e di natura lussureggiante, ancora inebriati dal profumo delle gialle ginestre, ora pregando, ora cantando, ora scambiando le nostre impressioni con chi in quel momento si trovava al nostro fianco, ora tacendo per meditare e ringraziare Dio, sentendoci anche un po' privilegiati per l'opportunità e la possibilità di realizzare questo meraviglioso pellegrinaggio nella terra di San Francesco. Ed è stato bello anche ritrovarci tutti assieme a cena, mezza-pensione e saccopelisti a condividere momenti sereni e distensivi. Non ci sono dubbi, è latente, ma si avverte benissimo, che tra i due gruppi c'è talvolta qualcosa che ci divide, quasi una involontaria o inconscia distinzione di categoria tra pellegrini più veri e pellegrini meno veri… Ognuno la pensi come vuole, io apprezzo moltissimo i saccopelisti, specialmente quando non fanno pesare la loro superiore capacità di sacrificio e adattamento. Sarebbe bello sentirci più uniti e poiché lo scopo del pellegrinaggio è anche migliorarci,  potrebbe essere questa un 'ottima occasione… La sesta tappa ci ha visto affrontare  il percorso da Gubbio a Biscina, lago di Valfabbrica, a temperatura assai elevata e con un tasso di umidità che ci ha messi a dura prova. Piacevole comunque il percorso attraverso strade secondarie e sentieri sterrati: ancora una volta una lunga teoria di pellegrini dalle azzurre magliette , ormai nostra divisa e simbolo del nostro pellegrinare, avanzava cantando e pregando, risultando purtroppo abbastanza inosservati da chi casualmente incontravamo per strada. Il parco pranzo è stato consumato presso l'Eremo di San Pietro in Vigneto, chiuso per l'assenza del sacerdote del luogo, ma dotato di una bella fonte, cui abbiamo attinto ben volentieri, e di un discreto spiazzo erboso dove abbiamo riposato le stanche membra prima di concludere la fatica della penultima giornata. La sera abbiamo piacevolmente cenato tutti assieme all'Hotel Catignano di Gubbio e, dopocena, all'aperto si è svolta una simpatica cerimonia durante la quale abbiamo ricevuto tutti quanti l'investitura e, divenuti  "novizi e novizie, frati e sorelle", abbiamo dovuto accettare i nuovi nomi che ci sono stati assegnati, ovviamente in maniera scherzosa, in base alle nostre caratteristiche, pregi e difetti. Non ci sono dubbi che dietro a tutto questo c'è stato un lungo lavoro che ha messo in moto un attento spirito di osservazione, una buona dose di psicologia e di senso dell'umorismo; per questo dobbiamo ringraziare l'equipe capitanata da Alfredo con la valida collaborazione di Monica, di Aldo, di Vinicio  e di altri ancora. Grazie a tutti ! Quanto ai nomi  da tempo sono sul nostro sito e non potremo quindi dimenticarli… Certo è che al di là della grande importanza spirituale e religiosa del pellegrinare, lo stare insieme, il ritrovarci periodicamente, il desiderio di persone così diverse tra loro di incontrarsi e di riallacciare un dialogo hanno anche un'importanza sociale di notevoli proporzioni che, a parer mio, non deve essere sottovalutata specie in un mondo così tecnologico, alienato ed alienante, che più che unire tende a dividere e ad isolare l'essere umano. Lascio ora da parte queste riflessioni che mi porterebbero troppo lontano; avvertiamo ormai che stiamo per tirare i remi in barca essendo giunti all'ultima tappa, quella da Biscina ad Assisi, la nostra meta e luogo di grande fascino, mistico e religioso. Dopo la preghiera comunitaria, con un dolce saliscendi attraverso luoghi remoti e solitari abbiamo percorso una quindicina di chilometri dei 26 previsti, poiché l'ultima parte avremmo dovuto percorrerla su strada provinciale asfaltata, stretta e piena di curve e tornanti e con un traffico pesante piuttosto vivace che avrebbe messo a repentaglio la nostra sicurezza, quindi nostro malgrado ci abbiamo rinunciato consolandoci col pensiero che la prudenza in fondo è una grande virtù. Durante questa ultima tappa si sono uniti a noi Maria e Ugo Fornari, nostri compagni nel pellegrinaggio del Duemila da Lucca a Roma e l'incontro con loro è stato particolarmente toccante. E forte e commovente è stata la conclusione del nostro cammino che ci ha visti arrivare tutti insieme nella Basilica di San Francesco; a questo punto ognuno potrà rivivere col pensiero la gioia e quanto ha provato nel suo intimo. Nel primo pomeriggio siamo scesi a Santa Maria degli Angeli per alloggiare presso l'Hotel Antonelli e dopo una rinfrescata ognuno ha potuto impiegare liberamente il suo tempo; alcuni sono tornati con l'autobus di linea ad Assisi per visitarla con calma. Dal mio punto di vista  posso dire che qui si respira la stessa atmosfera che alita vicino ai numerosi santuari di tutto il mondo e purtroppo, con l'aspetto religioso, contrasta fortemente tutto quello che vi ruota attorno dal punto di vista economico e che poco ha a che fare, in  questo caso, col Poverello d'Assisi;ma si sa, così gira il mondo … L'ultima sera abbiamo cenato tutti insieme, saccopelisti e mezzapensione; dopo, all'aperto, abbiamo concluso con la cerimonia di investitura di Patrizia e dei coniugi Fornari. Successivamente la nostra Madre Badessa, al secolo Rosanna, si è unita al canto corale di un gruppo alloggiato nel nostro albergo facendosi apprezzare anche per le sue doti canore.

 Per concludere devo dire che sono state giornate molto intense ed ineguagliabili che si sono concluse la domenica mattina con l'ascolto della Santa Messa nella Basilica di Assisi celebrata da un Vescovo africano che, felicemente sorpreso, al termine della celebrazione ha colloquiato amichevolmente nella sua lingua madre con Ugo Fornari, per tanti anni medico nella sua terra.

    A Renzo Malanca ancora una volta mi sento di dire grazie per la sua tenacia e per lo spirito di iniziativa.

                                                                                                                                                                                                     Maria Luisa

P.S. Mi scuso per il vergognoso ritardo con cui vi mando questi miei ricordi che spero servano anche a voi per non dimenticare quei giorni. La colpa è dovuta al fatto che non so staccarmi da carta e penna per le quali ho un attaccamento morboso, per il computer invece….

 

                                                                                                         AGLI  AMICI  PELLEGRINI

Carissimi pellegrini,
chi vi scrive è suor Cortese dell'Ordine dei Passatori, ma state tranquilli questa volta sarò breve. Avrei voluto anche per questa prima parte del nostro andare verso Gerusalemme esprimervi i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie impertinenze, ma non lo farò perché, almeno per ora ( questa non è .una minaccia) non ne sono capace; purtroppo lo shock che ho avuto per Fra' Seguito mentre percorrevamo la bellissima Appia Antica mi ha impedito di essere completamente "presente" nel prosieguo del cammino. Ho cercato per quanto mi è stato possibile di non farlo trasparire per non essere fastidiosa nei confronti del mio prossimo, ma di più non ho potuto e sono stata piuttosto distratta e distolta. Comunque la cosa più importante per me ora è ringraziare  affettuosamente Monica e Riccardo che insieme ad Elena sono stati preziosissimi nel prestare con competenza aiuto al momento e nel darmi successivamente conforto con la loro presenza ed anche telefonicamente. Grazie, non potrò mai dimenticare la vostra generosa disponibilità.
E grazie infinite anche al nostro Padre Priore  che si accolla sempre con tanta pazienza il peso dei disagi e delle disavventure di tutti. Mi ha fatto molto piacere scorrendo le foto del sito vedere Rossana Manduca alla quale con affetto auguro una rapida e completa guarigione.
Per finire, Fra seguito e Suor Cortese salutano ad uno ad uno  tutti i compagni di cammino  con cui sperano di percorrere ancora insieme tanti e tanti chilometri nel futuro.

                                                                                                                                                                                                        Maria Luisa

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