PELLEGRINAGGIO 2015 DA ACQUAPENDENTE A ROMA

  - Lunedì 15 Giugno trasferimento in pullman fino a Bolsena; Hotel Le Naiadi  Arrivo ore 14, visita città e ore 19.00 S. Messa in divisa da pellegrini

1) Martedì 16 Giugno Acquapendente-Bolsena km 16; Hotel Le Naiadi di Bolsena Cerimonia di inizio pellegrinaggio nella chiesa del S. Sepolcro

2) Mercoledì 17 Giugno Bolsena-Montefiascone km 17,7; Hotel Le Naiadi di Bolsena  Alle ore 14.00 visita della chiesa di San Flaviano

3) Giovedì 18 Giugno Montefiascone-Viterbo km 17,8; Balletti Palace Hotel di Viterbo  Alle ore 16.30 visita guidata della città

4) Venerdì 19 Giugno Viterbo-Vetralla  km 18,3; pernotto presso suore di Fonte Vivola Alle ore 16.00 visita guidata di Palazzo Farnese (Caprarola)

5) Sabato 20 Giugno Vetralla-Sutri km 15,9; pernotto presso suore di Fonte Vivola    Visita del Mitreo e dell'anfiteatro di Sutri

6) Domenica 21 Giugno Sutri-Campagnano km 15,0; pernotto presso suore di Fonte Vivola

 7) Lunedì 22 Giugno Campagnano-La Storta km 15,0; pernotto a via Trionfale, 12840  Visita del Tempietto di S. Ignazio di Loyola

8) Martedì 23 Giugno La Storta-Roma km 18,2; pernotto a via Trionfale, 12840  Visita libera Roma o Foro Romano

-  Mercoledì 24 Giugno udienza papale – Visita Città; pernotto a via Trionfale, 12840  Visita guidata Musei Vaticani e Cappella Sistina

-  Giovedì 25 Giugno rientro a casa
Tutte le strutture sono confortevoli, a due letti e con il bagno e, con il costo aggiuntivo di 100 euro, si può avere la camera singola.
Per un pellegrinaggio della durata di 11 giorni, si avrà un costo individuale di 510 €+ 50 € a bordo del pullman alla partenza che comprendono assicurazione, viveri e frutta per i giorni  in cui a pranzo si cammina, incluse le offerte per luoghi di culto.
 Il numero massimo di pellegrini = 53.
Essendo previsto un notevole numero di partecipanti, il Consiglio ha deciso che venga data la precedenza a coloro che intendono effettuare il pellegrinaggio nella sua interezza rispetto a coloro che sono interessati a svolgerne solo una parte.
Le iscrizioni per il suddetto pellegrinaggio si effettueranno dal 5 al 20 Gennaio 2015.  Alla scadenza del 20 Gennaio, qualora il numero degli iscritti dovesse superare il numero di 53, si provvederà a stabilire una graduatoria in base all’anzianità di associazione connessa al numero di pellegrinaggi effettuati. Dopo la data del 20 Gennaio, per i restanti posti a disposizione o per l’eventuale lista di attesa, la graduatoria di iscrizione proseguirà secondo il solo criterio della data di versamento del bonifico. I 100 Euro di iscrizione non verranno resi nel caso di rinuncia dopo il 15 febbraio  2015 a parte gli eventuali appartenenti alla lista standby i quali avranno diritto al rimborso dei 100 euro fino alla data della loro inclusione nel pellegrinaggio.
Il pagamento sarà suddiviso in due rate da effettuarsi entro:
Prima rata di euro 210 entro il 15 marzo 2015
Seconda rata di euro 200 entro il 15 maggio 2015
 Coloro che, successivamente all’incontro del sabato 6 dicembre 2014 ad Altopascio non avranno ancora versato la quota sociale 2014 di 10 euro, per iscriversi dovranno effettuare un bonifico di 110 euro, indirizzato a:
all'Associazione "I Pellegrini della Francigena", Banca Popolare di Vicenza, Filiale di Altopascio, 55011 (LU), coordinate bancarie:

IBAN: IT22 B057 2870 080474570111 704        per l'estero: BIC/SWIFT: BPVIIT 21474

-Le tappe sono tutte belle, fuori percorsi trafficati, e di una lunghezza compresa tra i 15 e i 18 km, con possibilità di fare tratti inferiori, salendo in parte sul pullman

- Il fondo stradale su cui passeremo è sempre buono ed anche se vi sono frequenti tratti in salita, come nella tappa Bolsena-Montefiascone, non servono mai i bastoncini per dare sicurezza al pellegrino, come invece erano indispensabili nei sentieri a Bocca di Magra. Comunque nessuno vieta di usarli a chi è abituato al loro sostegno con la preghiera però di riporli preferibilmente nel bagagliaio del pullman per evitare danni alla tappezzeria o graffi ai vetri del mezzo.

Vanno benissimo le calzature da trekking basse che fanno respirare il piede ed hanno un fondo spesso che assorba le asperità del terreno ed il caldo dei tratti di strada asfaltata.

- Sono previsti 50 pellegrini ed essendo il pullman pieno si consiglia di non esagerare con il bagaglio: per una durata di 10 giorni e d’estate, dovrebbe essere sufficiente un bagaglio tipo quello imposto dalla Ryanair (peso 10 kg e dimensioni massime cm 55x40x20),  e comunque è preferibile che anche le coppie facciano ciascuno un bagaglio individuale, più facilmente stivabile, venga apposta un etichetta con il proprio nome  ed importante, ciascuno assista ogni volta al caricamento ed allo scaricamento dal pullman del proprio bagaglio.

- Nel malaugurato caso di qualche inconveniente che possa impedire la vostra partenza avvertitemi il più presto possibile al 328-4640399 oppure al 0564-4503422 perché c’è il pericolo che per notificazioni dopo il giovedì 11 giugno non sia più riconosciuto alcun rimborso da parte degli alberghi.

- L’albergo di Bolsena è sul lago ed ha due piscine per cui potrebbe esservi utile di portarvi il costume al seguito

ORARI DI PARTENZA LUNEDI’ 15 Giugno

-          Lucca-Palazzetto dello Sport (Via delle Tagliate) ore 09.30

-          Lucca Stazione per i pellegrini provenienti da Pisa (ultimo treno utile quello di ore 08.50-09.20) ore 09.45, ma i pellegrini devono trovarsi sul marciapiedi dove si ferma il pullman almeno dalle ore 09.35 per evitare che prenda una multa

-          Altopascio, via Di Vittorio per caricamento viveri ore 10.15

-          Altopascio, caricamento pellegrini, distributore K8 di Viale Europa ore 10.25.

Poi il pullman partirà per Bolsena dove è stimato l’arrivo all’Hotel Le Naiadi, viale Cadorna, 95, sul lungolago, tra le ore 14 e le 15.

E’ prevista una sosta intermedia per i servizi e l’acquisto di un panino per chi non se l’è portato da casa.

Visita libera della Città di Bolsena ed alle ore 19.00 S. Messa nella chiesa di S. Cristina con il nostro labaro e noi vestiti da pellegrini.

La cerimonia di inizio pellegrinaggio sarà effettuata alle ore 08.00 del 16 giugno nella cripta della Chiesa del Santo Sepolcro di Acquapendente, presente don Domenico Poeta, incaricato per i pellegrinaggi dalla CEI

 

VISITE AI SITI PIU’ INTERESSANTI

Su suggerimento anche del nostro Consiglio Direttivo si era pensato di inserire nel nostro programma tutta una serie di visite, guidate e non, per arricchire e completare la nostra impresa.

Tra queste abbiamo considerate come fondamentali i Musei Vaticani e Cappella Sistina ed il Foro Romano.

Esiste inoltre il problema nuovo rispetto al 2000 che si possono avere informazioni solo da guide autorizzate il che comporta costi aggiuntivi senz’altro non assorbibili dai 50 euro versati a bordo da ciascuno per viveri e frutta dei giorni che camminiamo, per assicurazione e  offerte ai luoghi di culto.
Comunque risolveremo in qualche modo per la visita guidata a tutti i luoghi prima di Roma e per Roma valgono queste considerazioni: noi avremo a disposizione il pomeriggio di Martedì 23 Giugno in cui giungeremo a S. Pietro dalla Storta con percorso prossimo a 20 km, senza possibilità di supporto del nostro pullman. Se qualcuno avrà difficoltà a camminare dovrà usare i mezzi pubblici per giungere a S. Pietro o per tornare al nostro albergo che è la Casa San Gabriele, Via Trionfale 12840, fermata Ipogeo degli Ottavi del Treno che va da S. Pietro a Viterbo. Era stato prospettato, per chi vuole, di andare a fare la visita al Foro Romano:  costo entrata 12 euro/persona e se si richiede una guida il costo aggiuntivo è 180 euro indipendentemente dal numero dei partecipanti. Non ci sono file e non occorre prenotazione se non per la guida, quindi si può decidere al momento.

Per i Musei Vaticani il problema è più serio: il nostro Consiglio Direttivo aveva pensato di sfruttare il pomeriggio del 24 giugno dopo l’udienza pontificia.
Per questi è indispensabile la prenotazione online (via internet) perché altrimenti le file sono lunghissime e si rischia di non fare in tempo a visitarli, considerando che poi bisogna ritornare con i mezzi alla cena di fine pellegrinaggio a via Trionfale.
Sia io che Elvira Sciacqua che Enrico Lotti abbiamo raccolto questi dati:

Per visita non guidata con prenotazione online fino ad un massimo di 10 persone, costo 20 euro a persona occorre: un documento di riconoscimento, una carta di credito, i dati del referente e l'elenco dei nomi dei partecipanti. Dopo il pagamento verrà inviata una e-mail con il voucher contenente il codice di prenotazione (si consiglia di memorizzarlo) e tutte le informazioni riguardanti la visita. Il giorno della visita verrà controllata la prenotazione tramite il codice a barre presente sul voucher preventivamente stampato. In caso di smarrimento del voucher l'ufficio Visite Guidate potrà risalire alla prenotazione.

Per visite guidate con prenotazione online  Solo Biglietto Intero anche per over 65: Euro 32,00 a persona. Minimo 16 persone
La visita include: il Museo Pio Clementino, le Gallerie dei Candelabri, delle Carte Geografiche e degli Arazzi, le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina. La durata della visita è di circa 2 ore.
La prenotazione mette a disposizione del gruppo una guida autorizzata dello Stato della Città del Vaticano (una guida ogni 35 partecipanti).
Al momento della prenotazione è previsto il pagamento di un anticipo. Il saldo sarà effettuato il giorno della visita direttamente ai Musei.
Per l'acquisto online occorre: un documento di riconoscimento, una carta di credito, i dati del referente
e l'elenco dei nomi dei partecipanti..
Dopo il pagamento verrà inviata una e-mail con il voucher contenente il codice di prenotazione (si consiglia di memorizzarlo) e tutte le informazioni riguardanti la visita. Il giorno della visita verrà controllata la prenotazione tramite il codice a barre presente sul voucher preventivamente stampato. In caso di smarrimento del voucher l'ufficio Visite Guidate potrà risalire alla prenotazione.

Per risolvere questa procedura abbastanza complessa si sono offerte le due nostre valide pellegrine e consigliere Lia Luchi tel. 0583-510124 oppure 320-6168314 ed Elvira Particelli al 0583-832019 oppure 347-6489473, alle quali dovrete rivolgervi per la vostra prenotazione con visita guidata online che prevede un costo individuale di 32 euro.
Verserete questa cifra a Lia ed Elvira alla partenza, sul pullman.

 

DESCRIZIONE LUOGHI ATTRAVERSATI

Acquapendente-Bolsena km 16,0

La città di Acquapendente, situata sul versante settentrionale dell'altopiano vulcanico dei Volsini che scende bruscamente nella valle del fiume Paglia, è collocata al centro dell'ansa di territorio laziale incuneato tra Toscana e Umbria.

All'ingresso dell'abitato di Acquapendente si incontrano la Torre medioevale detta Julia de Jacopo, la Porta delle antiche Mura e, di fronte, la Cattedrale del Santo Sepolcro, consacrata nel 1149 dal Vescovo Aldobrandino da Orvieto.

Importante anche la chiesa di San Francesco, precedentemente intitolata a Santa Maria, originariamente gotica, che venne consacrata nel 1149 e dai Benedettini passò ai Conventuali nel 1255; tra il 1506 e il 1534, su progetto di Raffaele da Prato, venne innalzato il campanile che attualmente ospita tre campane, la maggiore delle quali è stata fusa da Giovanni da Ferentino nel 1472. Tra gli altri monumenti, di rilievo il ponte sul fiume Paglia, che Papa Gregorio XIII fece costruire nel 1580 su progetto dell'architetto Fontana e che fu detto appunto Ponte Gregoriano.


Dopo la visita alla Chiesa del Santo Sepolcro, la cui splendida cripta ricostruisce l'omonima chiesa in Terra Santa, la tappa prosegue senza emozioni fino a San Lorenzo Nuovo,dove possiamo ammirare un bel panorama sul lago di Bolsena. 
Scesi nel cratere vulcanico, imbocchiamo un piacevole percorso su strade sterrate che ci conduce a Bolsena, in un continuo saliscendi tra uliveti, prati e boschi, con i bei panorami del lago sullo sfondo. 
Punti di ristoro e acqua solo a San Lorenzo Nuovo.

San Lorenzo Nuovo fu fondato nel 1774 per volontà di papa Clemente XIV e, soprattutto, del Tesoriere Generale dello Stato Pontificio Giannangelo Braschi, poi papa con il nome di Pio VI. Fu costruito per accogliere gli abitanti di San Lorenzo alle Grotte, che si trovava poco più a sud, in una valletta in prossimità del Lago di Bolsena, e che da quasi un secolo si andava progressivamente spopolando.

Ciò avveniva perché nel 1683 un tremendo terremoto lo aveva distrutto quasi del tutto; la popolazione, composta in gran parte da contadini molto poveri, non aveva avuto i mezzi per poter ricostruire le case e, soprattutto, era flagellata dalla malaria, che ciclicamente infuriava sulle rive del lago provocando molti morti.

In tanti, quindi, avevano abbandonato il paese, e i terreni circostanti, non più coltivati, si erano trasformati in pascoli e paludi, incrementando così la diffusione del morbo.

Poiché i tentativi di bonifica erano tutti falliti, si decise di costruire per la popolazione della vecchia San Lorenzo un nuovo paese, in una posizione salubre, lontano dal lago e sulla Via Cassia, in modo tale da facilitare i commerci e le comunicazioni.

Bolsena che dà il nome al lago, vanta origini antiche con insediamenti etruschi e romani. Il Medioevo rivive nell’imponente castello Monaldeschi che domina il centro storico. È la località più attrezzata della zona, ricca di infrastrutture turistiche.

La felice posizione di Bolsena, sulle colline digradanti dei monti Volsini ha favorito da sempre gli insediamenti umani, come documentano le tracce di primitive abitazioni rinvenute nei fondali del lago. La sua notorietà turistica è anche dovuta alla Statale Cassia e al fatto di aver costituito per secoli una statio strategica lungo il cammino dei pellegrini diretti a Roma. Le memorie medioevali sono affidate al Castello Monaldeschi della Cervara che sovrasta il centro storico. La Bolsena balneare, lungo le rive del lago, si avvale di confortevoli attrezzature ricettive, frequentate non solo d'estate da clienti italiani e nordeuropei. Numerosi e significativi sono i resti monumentali a testimonianza degli eventi storici che hanno visto protagonista la città di Bolsena.

Della città etrusco-romana si conserva l'imponente cinta muraria, lunga più di 4 km, costruita con conci di tufo spesso segnati da lettere e sigle in alfabeto etrusco. Nella parte alta di questo perimetro urbano sono stati individuati alcuni edifici di culto, frequentati tra il III sec. a.c. ed il III sec. d.c., mentre nella parte bassa si distende l'area urbanizzata di Volsinii, delimitata verso nord dall'anfiteatro Mercatello. Gli scavi archeologici ne hanno riportato alla luce la zona del foro, circondato da botteghe e da una grande basilica, insieme a due sontuose abitazioni private, decorate con pregevoli affreschi e complessi pavimenti a mosaico.

Il periodo Medioevale è testimoniato dal quartiere del Castello e dal sottostante borgo, un tempo protetti da un'ulteriore cinta muraria dotata di numerose torri ed ancora oggi in parte visibile.Accanto alla rocca Monaldeschi ed alla Basilica dei SS. Giorgio e Cristina vanno segnalati anche altri importanti edifici, quali la chiesa gotica di San Francesco, il palazzo del cardinale Teodorico Ranieri e la residenza rinascimentale di Tiberio Crispo (oggi proprietà del principe Giovanni Fieschi Ravaschieri del Drago), progettata da Ippolito Scalza e da Raffaello Montelupo.

Storia

Le origini di Bolsena risalgono al II sec. a. C. quando venne popolata dagli abitanti fuggiti alla distruzione di Velzna, una tra le più importanti città etrusche dalla quale Bolsena ereditò anche il nome (dalla forma latina Volsinii). Nel IV sec. probabilmente a seguito delle incursioni dei Longobardi la città romana venne abbandonata e la comunità volsiniese andò ad insediarsi sulla rupe che ospita il quartiere medievale del Castello e che costituirà il primo nucleo abitato dell'odierna Bolsena.

Nel 1398 il pontefice Bonifacio IX la concesse in vicariato alla casata dei Monaldeschi della Cervara. Tornata nel 1451 sotto lo stato Pontificio, nel corso del Rinascimento, divenne meta preferita di illustri personaggi tra cui Leone X, Pio II e Paolo III. Numerosi sono i resti monumentali che Bolsena custodisce.
Della città etrusco-romana di Volsinii conserva l'importante cinta muraria, alcuni edifici di culto e l'anfiteatro del Mercatello che delimita a nord la città. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce la zona del Foro circondato da botteghe e da un'antica basilica insieme a sontuose abitazioni private con pregevoli affreschi e complessi pavimenti a mosaico. Sui colli circostanti si sviluppano varie necropoli costituite da tombe a camera e a fossa databili tra il III sec. a.C. ed il IV sec. d.C.

Il Medioevo è segnalato dalla possente mole del castello Monaldeschi che ha origini antiche databili tra il XII e il XIV sec. Nato come presidio orvietano per le guarnigioni a difesa del territorio, i Monaldeschi lo acquisirono e lo abbellirono durante il loro periodo di signoria. Attualmente accoglie il Museo Territoriale del lago di Bolsena dove si possono ammirare alcuni reperti archeologici di grande interesse e dei pannelli didattici che ricostruiscono la storia del lago e delle civiltà che vi si sono affacciate.

Il monumento più celebre di Bolsena è comunque la Collegiata di S. Cristina, le cui forme attuali si riferiscono in gran parte, agli interventi tardo quattrocenteschi favoriti dal cardinale Giovanni de' Medici. L'edificio presenta l'originalità di accorpare quattro chiese di epoche diverse. La parte più antica è quella ricavata dal taglio della rupe tufacea per far posto ad un primitivo Oratorio intorno al sepolcro di S. Cristina. L'ambiente, poco più di una grotta, fu testimone nel 1263 di uno dei più famosi Miracoli Eucaristici.


Bolsena-Montefiascone km 17,7

Tra uliveti e macchie di boscaglia il percorso si allontana da Bolsena e, con continui saliscendi e splendide viste sul lago, ripercorrendo alcuni tratti in basolato dell'antica via Cassia. Emozionante la vista a 360° che si gode all'arrivo a Montefiascone dalla Torre del Pellegrini. 
Prestare molta attenzione al traffico nel percorrere la Statale Cassia nella zona del Ponte della Regina.

Possibilità di rifornimento acqua solo nella prima parte del percorso.

Montefiascone ha subito nel corso dei secoli l'influenza della Via Francigena che, con il suo potenziale economico e culturale, grazie al grande transito di viaggiatori e pellegrini, ne ha contrassegnato lo sviluppo politico e sociale.

La città di Montefiascone è posta sulla cinta del cratere Volsino, tra il lago di Bolsena e la statale Cassia, a 640 m di altezza. Da questa posizione privilegiata si ha visione di un paesaggio ineguagliabile che va dal mar Tirreno alla Maremma, al lago con le sue bellissime isole Martana e Bisentina, quest'ultima famosa perché ospita oltre alle tombe dei Farnese, anche diverse opere di Antonio da Sangallo il Giovane e del Vignola.

Per tale posizione Montefiascone si caratterizza, fin dalle origini, sia come importante luogo strategico sia per ragioni politico-religiose. Gli Etruschi la consideravano area sacra, forse sede del leggendario Fanum Voltumnae. Le testimonianze principali del periodo romano sono i tratti cospicui ed in buone condizioni della consolare Cassia.

I monumenti di importanza sono il tempio di San Flaviano, di architettura romanico lombarda; la cattedrale di Santa Margherita dedicata alla patrona del paese con la sua maestosa cupola: la Rocca dei Papi, castello Medievale di origini probabilmente etrusche che sorge sulla sommità del colle e molti altri degni di essere visitati.

Nella parte più alta del paese, accanto alla rocca, si trova la cattedrale di Santa Margherita, la cui cupola è fra le più grandi d'Italia. Alla sua costruzione, che ebbe inizio alla fine del XV sec., parteciparono numerosi artisti: un certo Magister Antiquus, Michele Sammicheli e Carlo Fontana (autore della cupola nel 1647).

La facciata, con le due torri campanarie, venne completata, su progetto di Paolo Gazola, nel 1840. Nell'interno, la cripta accoglie le spoglie di Santa Margherita di Antiochia, martirizzata al tempo di Diocleziano. Il vano della chiesa, a pianta ottagonale con sette cappelle, custodisce tra l'altro una statua marmorea di Santa Margherita, un pregevole crocifisso ligneo, una robbiana con Madonna e Bambino, e una pala seicentesca della scuola del Sassoferrato raffigurante il Transito di San Giuseppe.

Più a valle, sul percorso dell'antica Via Francigena, sorge la chiesa di San Flaviano, una delle più belle costruzioni romaniche della Tuscia Viterbese, edificata nell'XI sec. su preesistenti strutture e costituita da due chiese sovrapposte. Nel XIII sec. venne notevolmente rimaneggiata in forme gotiche sotto il pontificato di Urbano IV.
Il portale d'ingresso, sormontato da una loggetta rinascimentale ricoperta nel Settecento, immette nella chiesa inferiore, a tre navate. Da qui si sale al matroneo di stile romanico, con tetto a capriate, che custodisce il tronetto di Urbano IV. Interessanti le tre absidi della chiesa inferiore, disposte ad arco. Nell'ultimo pilastro a destra è scolpito un piccolo ciborio del Duecento.

Nel centro storico, cui si accede dalla settecentesca porta Aldrovandi, si fanno notare il palazzo Comunale, dominato da un massiccio campanile, il palazzo Renzi, il pozzo di Urbano V e la casa in cui visse, intorno al 1750, l'abate letterato Giovan Battista Casti. Una strada panoramica scende fino alle rive del lago di Bolsena, con aree verdi attrezzate e alcuni locali di ritrovo.

Storia

Montefiascone è il Mons Faliscorum (Monte dei Fallisci, popolazione etrusca), che sarebbero approdati in questi luoghi dopo la distruzione dei vari centri dell'ager faliscus ad opera dei romani; ma è anche il "monte del vino" consacrato dalla fama dell''Est! Est!! Est!!!, i cui vigneti ammantano le colline digradanti verso la conca del lago di Bolsena. Il paese (quasi 600 metri di altitudine) occupa uno spazio strategico sul crinale del cratere meridionale dei monti Volsini, percorso dalla consolare Cassia, disegnando una silhouette inconfondibile, con i resti della rocca dei Papi e la possente cupola di Santa Margherita.

La storia è legata ad alcuni pontefici, tra cui Urbano V, considerato il massimo benefattore di Montefiascone: a lui si devono la radicale trasformazione della rocca per ospitare la corte pontificia e il titolo di diocesi. Onori anche a Pio IX, a cui gli abitanti del posto, in occasione della sua visita nel settembre del 1857, dedicarono la costruzione di una porta (Porta Pia). Le due pestilenze, del 1527 e del 1657, insieme a un rovinoso terremoto nel 1695, segnarono il declino di Montefiascone come residenza papale: la Rocca venne abbandonata ed usata come cava di materiale. 

Nel 1687, con l'arrivo del cardinale Barbarigo, Montefiascone conobbe un nuovo periodo di gloria. Quest'ultimo infatti trasformò il piccolo seminario, facendolo diventare uno dei massimi centri culturali italiani, dal quale uscirono figure illustri, come Pompeo Frangipane (archeologo), Giuseppe Bianchini (scrittore), Giovan Battista Casti (poeta cesareo), il Sartini (latinista). Il seminario venne dotato di una stupenda e fornitissima biblioteca ancora esistente.

Nel 1719 si celebrarono le nozze tra principessa polacca Clementina Sobieski e Giovanni Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra. Nino Bixio, l'11 settembre 1870, volgeva con il suo esercito verso Montefiascone che fu presa senza opporre resistenza. Con la conquista dello Stato Pontificio il paese ritornò alla normalità e la sua storia si confuse in quella più grande del Regno d'Italia.


La leggenda del vino Est! Est!! Est!!!
Correva l'anno 1111 ed Enrico V di Svevia, al cui seguito si trovava il celebre personaggioGiovanni Defuk, si recava a Roma per dirimere, con Papa Pasquale II, l'intrigata questione dell'investitura dei vescovi. In questo lungo viaggio il re passò per Montefiascone con tutta la sua corte e, tra gli altri, Defuk che amava particolarmente il buon vino.

La leggenda vuole che questo singolare personaggio, per soddisfare la sua passione avesse inviato il suo servo Martino in avanscoperta ad assaggiare i migliori nettari d'uva. Questi trovando un vino veramente degno di nota avrebbe dovuto segnalarlo attraverso la locuzione "Est!" che nel codice stabilito tra i due, stava a significare "c'è del buon vino". Arrivato a Montefiascone, il servo Martino assaggiò un vino talmente buono che per sottolineare la sua qualità superiore, lasciò scritto sulla porta della locande non "Est!", bensì "Est, Est, Est!". Per questo motivo il nobile Defuk prolungò la sua permanenza a Montefiascone e bevve tanto vino che ne morì. Venne sepolto nella chiesa di San Flaviano ove ancora oggi è visibile la sua tomba.

I cittadini di Montefiascone, in sua memoria, ogni anno durante la Fiera del Vino (Agosto) vivono le gesta del nobile Defuk, organizzando le sfilate di un corteo storico con dame e cavalieri in costume, dalla Rocca dei Papi (punto più alto del paese) sino alla Chiesa di San Flaviano, versando, al termine della messa, un barile del famoso moscatello.

 

Montefiascone – Viterbo km 17,8

VITERBO

La città è situata ai piedi dei Monti Cimini al centro della Tuscia Viterbese, a breve distanza dai laghi di Bolsena, Vico (riserva naturale) e Mazzano; in un'area ricca di boschi, torrenti, sorgenti termali e siti archeologici di epoca etrusca e romana.

Viterbo, o la "Città dei Papi", Capoluogo di antica origine etrusca, di grandi tradizioni storiche, e già capitale del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, conserva un assetto monumentale tra i più stimati della Regione: aristocratici palazzi, monumenti ricchi di opere d'arte di spiccato interesse, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri slanciate ed eleganti fontane in peperino (la tipica pietra delle costruzioni viterbesi). È sede Vescovile, e nel suo territorio si trovano: l'Università Statale della Tuscia, l'Aeroporto civile e militare, il Centro espositivo "Fiera di Viterbo", un rinomato Polo termale, la Scuola Sottufficiali Esercito, l'Accademia di Belle Arti, la Scuola Musicale ed Alberghiera.

Viterbo dista circa 50 km dal mare Tirreno, 70 km da Roma e 140 da Siena. Il nucleo storico iniziò a svilupparsi verso l'anno 1000 intorno all'antica Castrum Viterbii sul Colle del Duomo e, nel volgere di poco più di due secoli, raggiunse uno sviluppo talmente notevole da contendere alla vicina Roma l'onore e l'orgoglio della sede papale. La città vecchia, in parte distrutta durante l'ultima guerra, è cinta da alte mura medievali merlate e da massicce torri (costruite dal 1095 al 1268), ancora oggi pressoché intatte, con accesso da 7 porte.

Quartiere Medioevale di San Pellegrino

Citato in tutte le guide turistiche ed apprezzato per il suo sorprendente stato di conservazione. Stradine, palazzetti, profferli (scale esterne), fontane, balconi, archi, piazzette, costituiscono eccellenze dal grande valore artistico. Il quartiere è spesso animato da mercatini dell''antico, infiorate, feste folcloristiche, gli ambienti del piano stradale sono in gran parte occupati da botteghe d''arte, antiquari, punti di ristoro, sale culturali.

Quartiere di Piano Scarano

Il nome deriva dal termine longobardo "squara" cioè schiera, per indicare che nella zona si svolgevano esercitazioni militari o venivano installati degli accampamenti. Il quartiere iniziò a costruirsi nel 1148 dopo l''acquisto del terreno da parte del Comune dai monaci di Farfa. Precedentemente erano presenti piccoli insediamenti quali il Vico Squarano (poi Scarano), il Vico Squinzano, il Vico Antoniano e il Castello di Sonza. Le abitazioni hanno conservato, nonostante i pesanti bombardamenti dell''ultima guerra, l''aspetto originario abbastanza marcato.

Il centro è costituito da piazza Fontana di Piano con la caratteristica fontana, abbattuta e rifatta nel 1367, dal vicino lavatoio dal tetto con architravi a vista sostenuti da pilastri e dall''ex Ospizio di S. Carlo, ove nel 1636 ebbe sede il primo ricovero per vecchi poveri o inabili al lavoro.

Storia

Sul Colle del Duomo sono ancora visibili resti di mura etrusche che attestano l'esistenza di un antico pagus (Surina), conquistato probabilmente dai Romani, nel 310 a.C., ad opera del console Quinto Fabio Rulliano quando, superata "l'orrida Selva Cimina", invase i centri etruschi di questo territorio. Moltissimi ruderi di sontuosi edifici termali e ville, sparsi dove correva il primo tracciato della Cassia, testimoniano l'importanza e lo splendore che il luogo dovette raggiungere specialmente all'epoca dell'imperatore Augusto.

Le prime notizie sulla città risalgono al sec. VIII, quando re Desiderio, in lotta contro il Papa Adriano I, invase i numerosi villaggi del territorio viterbese e fortificò l'antica arce etrusca sul colle del Duomo. Nell'anno 1145 ospitò per la prima volta un Papa, Eugenio III; nel 1164 l'imperatore Federico Barbarossa le conferì, per premiarne la fedeltà ghibellina, il titolo di Città; nel 1172 aumentò la propria potenza economica e politica, a seguito della distruzione ed annessione della vicina rivale Ferento, mentre nel 1192 fu elevata a sede vescovile dal Papa Celestino III. La città raggiunse grande importanza nel XIII secolo quando, grazie alla sua posizione strategica sulla consolare Cassia, seppe destreggiarsi abilmente tra il Papato e l'Impero, patteggiando ora per l'uno ora per l'altro.

Con lo Statuto del 1251 la città venne finalmente organizzata in quattro grandi quartieri, S. Lorenzo, S. Sisto, S. Pietro e S. Marco in Sonsa, ed assunse una nuova fisionomia svincolata dal polo del Colle del Duomo e protesa verso l'attuale Piazza Plebiscito, dove nell'area del Prato Cavalluccalo fu costruito il Palazzo dei Consoli e quello del Capitano del Popolo. Si liberò dal giogo dell'Imperatore Federico II°, opponendosi alla potenza militare con il coraggio dei suoi abitanti ed in particolare con il cardinale Raniero Capocci e la straordinaria fede della fanciulla Rosa (Santa Patrona), l'eroina popolare morta diciottenne nel 1251.

I viterbesi conservano per la Santa un immutato sentimento di devozione, che da secoli tocca il culmine nella serata del 3 settembre di ogni anno con il tradizionale trasporto della Macchina di S. Rosa, l'enorme campanile splendente di luce. Nella seconda metà del secolo XIII, quale libero comune in continua ascesa economica e militare, cresciuto in magnificenza e prestigio, si arricchì di nuove chiese, di splendidi palazzi con le tipiche scalate esterne (profferli), di nuove piazze con fontane in peperino (tipico pietra da costruzione), molte a forma di fuso, e divenne uno dei centri religiosi ed economici più importanti d'Italia.

La costruzione della cinta muraria con le alti torri fortificate iniziò nell'anno 1095, al fine di riunire e proteggere i vari borghi sparsi nella zona. Nel 1270 fu completata celermente la costruzione delle alte mura, con la chiusura della Valle di Faul (allora sguarnita) e la costruzione della porta-torre di San Biele, soprattutto a causa delle frequenti lotte con la città di Roma ed i suoi alleati. Papa Alessandro IV la scelse come ultimo rifugio e, dopo la sua morte nel 1261, segui una serie di elezioni papali alcune delle quali sono rimaste memorabili. Nel 1266 si insediò nel nuovo palazzo sul colle del Duomo, papa Clemente IV (eletto a Perugia), che contribuì alla definitiva sconfitta del giovane Corradino di Svevia.

Alla morte del Papa, sul finire dell'anno 1268, prese l'avvio il più lungo periodo di mancata elezione di un successore della storia della Chiesa. In quegli anni la città fu teatro di numerosi avvenimenti, tra cui l'uccisione per vendetta di Enrico di Cornovaglia. Soltanto dopo due anni e nove mesi di trattative, i cardinali, temendo ulteriori disordini da parte dei viterbesi che, stanchi della lunga attesa, chiusero a chiave i prelati (origine della parola "cum-clave") e scoperchiarono il tetto del Palazzo Papale, si arrivò all'elezione del piacentino Gregorio X (Teobaldo Visconti). Il Papa, nel successivo Concilio di Lione, emanò una serie di decreti che disciplinano ancora oggi le procedure dei conclavi.

Altri Papi eletti in città furono Giovanni XXI, Niccolò III e Martino IV che nell'anno 1281 allontanò la sede papale da Viterbo. Dopo la partenza del Papa, la città passo da una signoria all'altra tra lotte sanguinose e fratricide e dopo numerose ed alterne vicende, venne annessa allo Stato Pontificio. Nel XIV sec. fu costruita nei pressi di Porta Fiorentina, la Rocca Albornoz, centro di potere legato al cardinale Egidio Albornoz, quale punto strategico di confluenza degli afflussi in città.

Particolari privilegi le furono conferiti dal Papa Paolo III che fece costruire numerosi edifici in stile "farnesiano", si rese promotore di varie iniziative di pubblica utilità ed istituì l'ordine dei Cavalieri del Giglio a difesa del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, di cui Viterbo era la Capitale. Il Medioevo e il Rinascimento sono state, pertanto, le epoche durante la quali maggiormente si sono evolute e modificate la storia e l'urbanistica della città. Il giorno 12 settembre 1870 fu occupata dalle truppe italiane ed annessa alla Nazione. Durante l'ultimo conflitto mondiale, fu gravemente colpita ed in gran parte distrutta dai bombardamenti, poi tenacemente ricostruita fino ad assumere l'aspetto attuale.

 

Viterbo - Vetralla km 18,3

VETRALLA

Situata su un colle, nei pressi dei Monti Cimini, Vetralla domina austera la valle sottostante offrendone una splendida visione panoramica. Si entra a Vetralla attraverso un breve viale e, lasciati a sinistra la Villa Comunale e il Parco della Rimembranza, si sbocca nella piazza Marconi, dove c'è una fontana del tardo Medioevo. Nel lato d'ingresso sorge la chiesa di San Filippo e Giacomo (secolo XV-XVII). Si imbocca poi la via Roma che conduce alla piazza della Rocca, dove sorgeva la Rocca dei prefetti Di Vico, di cui resta un grande torrione cilindrico merlato. Di qui si continua nella via Cassia Interna dalla quale, a destra, un voltone immette nella piazzetta Franciosoni dove sorge a sinistra il Palazzo Franciosoni, della scuola del Vignola.

Poco dopo si apre la piazza Umberto I, adorna di due fontane settecentesche e sulla quale si prospetta l'elegante facciata del Palazzo Comunale. Di fronte ad esso si leva maestosa l'alta facciata del Duomo (secolo XVIII). Si continua oltre la piazza nella via Cassia Interna incontrando a destra il Palazzo Vinci della scuola del Vignola; a sinistra di fronte il Palazzo Piatti dalla stretta facciata con il grande portale. Dopo un lungo tratto si giunge alla piazza Vittorio Emanuele ove a sinistra vi è la Chiesa di San Francesco (secolo XI) uno dei più importanti monumenti di Vetralla.

Storia

Sul colle roccioso dove oggi sorge Vetralla, durante il periodo etrusco, era ubicato certamente un fiorente villaggio, che si sviluppò a partire da VI secolo a.C. su un precedente insediamento villanoviano. La certezza è data dal ritrovamento di un vasto sepolcreto villanoviano in località Poggio Montano e di varie necropoli etrusche che circondano l'attuale cittadina, soprattutto quella trovata a Cerracchio. Con la conquista romana del territorio il primitivo di Vetralla è abbandonato in favore del vicino centro di Maria in Forcassi. Il nome moderno dell'insediamento, che sorge a Nord-Est dell''attuale Vetralla, conserva l'antica denominazione del luogo, Forum Cassii.

Esso è riportato anche nella famosa Tavola Peutingeriana un antico atlante stradale "europeo" in cui erano riportati gli insediamenti, le mansiones, e le stationes di sosta lungo le antiche strade. Dell'insediamento distrutto all'epoca delle prime invasioni barbariche nulla rimane. Nel periodo medievale fu costruita una chiesetta romanica, S. Maria in Forcassi, anch'essa oggi ridotta in rovina: al suo interno, solo parzialmente coperto dall''originario tetto, sono visibili resti di affreschi trecenteschi. È probabile che dopo la distruzione di Forum Cassii gli abitanti rioccuparono l''antico colle roccioso per la sua più agevole difendibilità.

La presenza della via Cassia costituì nel periodo medievale un fattore importante di sviluppo per Vetralla. Ma la sua posizione strategica fu anche cagione di invasioni e distruzioni. Alla fine del XII secolo Vetralla si trovò nelle scomoda posizione di cuscinetto tra Viterbo e Roma. Le frequenti guerre fra le due città la coinvolsero per più di due secoli e la sua vita civile fu turbata da lotte intestine tra le fazioni fautrici di Roma e di Viterbo. Tra il 1110 e il 1134 subì una prima distruzione ad opera delle milizie viterbesi. Ricostruita, nel 1145 ospitò Papa Eugenio III che proprio a Vetralla bandì ufficialmente la seconda Crociata. Nel 1185 durante la guerra che opponeva le due Città, subì una nuova distruzione.

Il feudo vetrallese appartenne successivamente agli Orsini e dal 1345 e per circa un secolo ai Prefetti Di Vico. Questo fu il periodo di maggiore sviluppo della cittadina; i prefetti infatti la scelsero quale presidio fortificato sulla Cassia per vigilare sui confini meridionali dei loro possedimenti. Nel 1432 Giovanni Di Vico fu però costretto dalle truppe pontificie a rifugiarsi in Toscana. Il 17 febbraio 1432, con bolla Exigit, papa Eugenio IV fece dono definitivo al popolo vetrallese dei possedimenti della selva di Monte Fogliano e dei boschi delle Valli di Pian della Botte e di Monte Panese, beni tolti alla famiglia dei Prefetti di Vico, che se ne era appropriata, dopo un''aspra battaglia svoltasi attorno alla Rocca di Vetralla.

In questa cittadina, da quell''epoca lontana, inizia così la consuetudine, mai abbandonata, di celebrare il giorno 8 maggio, con una cerimonia, la presa di possesso del primo cittadino vetrallese del bosco di Monte Fogliano, per riaffermare su di esso i diritti di proprietà. La cerimonia viene chiamata Sposalizio dell''Albero poiché simbolo è poi divenuta nel tempo una coppia di alberi di alto fusto adornata a festa. La similitudine di questa cerimonia con quella dello Sposalizio del Mare della città di Venezia ha fornito il presupposto per un perpetuo gemellaggio tra le due città. I Di Vico ritornarono temporaneamente a Vetralla ma nel 1435 essi furono definitivamente sconfitti dal cardinale Vitelleschi.

Dopo un breve periodo in cui fu direttamente amministrato dalla Camera Apostolica, il feudo cominciò a passare di mano in mano, seguendo l''evoluzione della politica nepotistica dei Papi rinascimentali. Dapprima fu assegnato agli Anguillara, poi il pontefice Alessandro VI ne fece donazione al nipote Giovanni Borgia. Nel 1529, nonostante l'opposizione dei vetrallesi, papa Clemente VII la concesse al nipote Lorenzo Cjbo. Quest''ultimo fu rimosso nel 1534 da Paolo III che l'affidò al nipote, il cardinale Alessandro Farnese.

Dopo la distruzione del Ducato di Castro (1649), dominio della famiglia Farnese, Vetralla tornò stabilmente nei possedimenti pontifici e il 4 aprile del 1783 ottenne da Pio VI il titolo di "Città". Alla fine del '700, durante le campagne napoleoniche fu prescelta come sede di guarnigioni prima dai Francesi poi dagli Austriaci e dai Russi infine vi si insediarono le truppe napoletane di Gioacchino Murat. Terminata l'avventura napoleonica ritornò allo Stato pontificio, ma in numerose occasioni fu coinvolta nelle vicende del Risorgimento italiano fino alla presa di Roma del 1870.

 

Vetralla -Sutri km 15,9

CAPRANICA

«Avrei proprio trovato nell'agro romano un soggiorno adattissimo al mio stato d'animo, se il mio pensiero non volasse altrove. Fu chiamato il monte delle Capre, forse perché, folto di virgulti selvatici, sembrò più adatto alle capre che agli uomini; poi, fattosi noto per la bella posizione e per la molta fertilità, accolse a poco a poco alcuni abitanti, dai quali fu eretta una rocca su un monticello abbastanza alto».

Così Francesco Petrarca racconta l’origine di Capranica in una delle sue Epistolae. Era l’inizio del 1337 e il poeta, diretto a Roma, era ospite a Capranica di Orso dell’Anguillara. L’immagine bucolica delle origini di Capranica evocata da Petrarca è difficile però che corrisponda al vero.

Sappiamo, infatti, che la rupe su cui poi sorgerà il paese fu occupata tra X e XI secolo da una rocca, costruita a controllo della sottostante Via Cassia. Conquistata dagli Anguillara alla fine del XII secolo, Capranica divenne il cuore dei loro domini fino al 1456, quando la famiglia entrò in conflitto con papa Pio II.

Il 7 luglio di quell’anno Francesco dell’Anguillara fu catturato dai capranichesi e consegnato al pontefice: da questo momento Capranica passò sotto il diretto controllo dei papi, che ne affidarono per secoli il governo a un cardinale.

Si aprì così un momento di particolare fortuna per il paese: il centro urbano fu ampliato con la costruzione dell’attuale Borgo Vittorio Veneto, e molti cardinali si fecero committenti di opere d’arte e imprese costruttive importanti.

Con la fine dello Stato Pontificio nel 1870 Capranica, perse le prerogative di centro primario dell’area a nord di Roma, si avviò a una fase di decadenza. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stata più volte colpita dai bombardamenti, mirati soprattuto all’area dello scalo ferroviario.

 

SUTRI

Sutri è un centro dalle antiche origini, in cui sono ancora visibili tombe rupestri risalenti al VI - IV secolo a.C., l'anfiteatro romano di età augustea ed una piccola Chiesa rupestre della Madonna del Parto. Il pellegrino proveniente da Viterbo e diretto verso Roma non potrà fare a meno di fare sosta nella città di Sutri. Il percorso giubilare consigliato, che per taluni tratti ricopre antichi tracciati francigeni, inizia con la visita ai resti dell'antico e fiorente borgo sutrino. Lasciando sulla sinistra lo scoglio di tufo su cui è arroccata la cittadina, si prende la stradina a destra con l'indicazione stradale "Via di Capo Ripa" che conduce ad un ponte con una fontana.

Qui si possono ammirare i resti della torre medievale di S. Paolo, ora mozzata, a pianta rettangolare con un bel portale ad ogiva e tre archi acuti. Alle spalle del rudere, si possono intravedere i resti di cortine murarie. In alto sul colle si può vedere la Madonna del Carmine o anticamente Monte Bono, qui il pellegrino può inoltrarsi per un suggestivo sentiero, lungo un percorso naturalistico che conduce alla Valle Mazzano, dove cresce spontanea l'orchidea selvatica, per ritornare al punto di partenza. Si arriva quindi all'ingresso di Villa Savorelli. II complesso, oltre alla villa settecentesca, include la Chiesa di S. Maria del Monte, i ruderi del Castello detto di Carlo Magno e lo splendido parco di lecci che sovrasta l'anfiteatro.

La chiesa, costruita insieme alla villa all'inizio del XVIII secolo dalla famiglia di Marchesi Muti-Papazzurri, riprende tipologie borrominiane. La facciata, affiancata da due torri campanarie, è sormontata da un timpano e presenta una finestra sopra il portale. I resti del castello sono da attribuirsi, secondo la tradizione orale, a Carlo Magno, in accordo con la leggenda che vuole l'imperatore a Sutri prima dell'incoronazione, a Roma, nel Natale dell'Ottocento. In realtà tutte le caratteristiche architettoniche del castello fanno pensare che l'edificio risalga invece al XIII secolo.

L'Anfiteatro interamente scavato nel tufo è il più famoso monumento di Sutri. La datazione è ancora incerta, alcuni studiosi sostengono che sia di origine etrusca mentre altri lo ritengono di epoca romana. Continuando l'escursione del borgo, si trova Piazza del Duomo che ospita la Cattedrale di S. Maria Assunta. In epoca medievale, a partire dal momento in cui scomparve il borgo, la cattedrale acquistò un'importanza fondamentale per i pellegrini in viaggio verso Roma. Alcuni precisi riferimenti architettonici culturali romani si ritrovano nell'abside settecentesca della cattedrale, la quale possiede un corridoio interno che richiama, il modello della basilica lateranense.

Proseguendo la salita si arriva alla piazza principale del paese, Piazza del Comune, sulla quale si affaccia l'attuale Palazzo Comunale nel cui cortile è possibile ammirare una serie di frammenti scultorei di epoca romana e medievale e in particolare un sarcofago in marmo del III secolo d.c. Al suo centro si trova lo stemma di Sutri (Saturno a cavallo che secondo la leggenda fu fondatore della città) e quello del cardinale Altieri, Amministratore Apostolico.

Storia

Sutri è un centro dalle antiche origini, in cui sono ancora visibili tombe rupestri risalenti al VI - IV secolo a. C., l'anfiteatro romano di età augustea ed una piccola chiesa rupestre della Madonna del Parto. Nel Medioevo si colloca uno dei momenti di maggiore importanza per Sutri, che nel 728 divenne, per volontà di Liutprando, uno dei primi territori su cui si sarebbe poi formato il Promontorio di San Pietro. Da visitare, tra l'altro, sono i resti del castello di Carlo Magno, che in seguito diverrà residenza degli Anguillara. Interessante anche il Duomo cittadino, di stile romanico ma totalmente trasformato nel Seicento, che conserva ancora al suo interno una tavola duecentesca in stile bizantino.

Negli ambienti dell'ex Ospedale è allestito il museo del Patrimonium, che espone reperti di epoca romana, paramenti sacri e dipinti barocchi. La città antica sorgeva nel sito dell'attuale, su uno sperone tufaceo fusiforme, circondato da profonde vallate, solcate da piccoli corsi d'acqua, e stretto intorno da alti pianori. Alla felice posizione topografica Sutri dovette probabilmente la ragione della sua esistenza e dell'importanza che rivestì fino alla tarda età medioevale. Un problema ancora di difficile soluzione, allo stato attuale delle ricerche, è quello relativo alle prime forme di occupazione ed organizzazione del sito, poi occupato dalla successiva città storica, Sutrium.

Generalmente Sutri, nel periodo precedente la conquista da parte di Roma, viene considerata un piccolo centro, privo di un ruolo specifico, facente parte o del territorio falisco oppure di quello di Veio. È solo a partire dal V sec. a. C., in relazione ai primi contraccolpi dell'espansionismo romano nei territori etruschi e falisci, che il ruolo di Sutri viene più chiaramente a delinearsi. Caduta Veio nel 396, Sutri entra nell'orbita romana, con precise finalità strategiche e militari.

Eretta a colonia latina probabilmente nel 383 a. C., Sutri fu, a più riprese, teatro degli scontri che opposero Roma alle città etrusche e che si conclusero solamente con la definitiva sottomissione di Tarquinia (281 a.C.) e la distruzione di Volsinii (264 a.C.) e di Falerii (241 a.C.). Con la fine delle ostilità, la funzione di Sutri come caposaldo militare dovette notevolmente ridursi, a favore di una lenta trasformazione in centro rurale. Ricolonizzata negli ultimi anni del I sec. a. C., Sutri dovette godere di un discreto benessere, derivante in particolar modo dalla sua posizione lungo la Cassia.

L'impianto del complesso monumentale dell'anfiteatro, l'estendersi della necropoli urbana, la presenza consistente di nuclei abitativi a carattere agricolo e di un articolato sistema stradale nel territorio in collegamento con l''area urbana sono certamente sintomatici di un considerevole incremento demografico ed economico. Al 465 d. C. risale la prima testimonianza dell'episcopato sutrino, relativa alla sottoscrizione di un Eusebius al sinodo romano di quell'anno. Ben presto divenuta possedimento della Chiesa di Roma, Sutri fu coinvolta nelle lotte tra Longobardi e Bizantini, che costituirono le premesse di un nuovo assetto territoriale e politico della regione.

Occupata dai Longobardi nel 568, Sutri fu riconquistata dai Bizantini con la fortunata spedizione dell'esarca di Ravenna, Romano; successivamente ripresa dai Longobardi di Liutprando, fu donata da questi al pontefice Gregorio II nel 728. Ritenuta tradizionalmente all'origine del dominio temporale della Chiesa, la donazione, o meglio la restituzione del castellum Sutriense si inquadra in quel lungo processo di definizione e strutturazione del Patrimonio di S. Pietro che costituì la base fondamentale del potere politico pontificio. Le scarsissime notizie relative a Sutri per i secoli IX e X non consentono di delineare un quadro preciso delle vicende locali.

L'accresciuta importanza politica, oltre che geografica, di Sutri, fedele baluardo del Patrimonio di S. Pietro, ne motivò probabilmente la scelta come sede del concilio del 1046, indetto dall'imperatore Enrico III. Nel corso del XIII e XIV secolo le vicende di Sutri sono strettamente collegate a quelle delle diverse fazioni guelfe e ghibelline. Ormai soggetta esclusivamente agli avvenimenti interni dello Stato Pontificio, ma ancora teatro di scontri tra le fazioni più irriducibili avverse al papa, Sutri, gravemente danneggiata dalle continue scorrerie e devastazioni che culminarono nel 1433 con la distruzione e l''incendio del borgo per mano di Nicolò Fortebraccio, decade rapidamente. Del 1435 è la notizia dell'unificazione della sede vescovile di Sutri a quella di Nepi: il provvedimento è prova della profonda crisi demografica ed economica che investì in modo irreversibile la città.

A tale decadenza contribuirono in maniera decisiva il potenziamento ad opera dei Farnese di Ronciglione e, di conseguenza, lo spostamento dei traffici sulla via Cimina, a scapito della via Cassia. Privata dunque dell''elemento fondamentale che ne aveva determinato per secoli la vitalità sociale ed economica, tagliata fuori dalla linea preferenziale di transito, Sutri partecipò in modo del tutto marginale alle successive vicende dello Stato Pontificio. Occupata dalle truppe francesi alla fine del XVIII secolo ed accomunata a Ronciglione in alcune infauste vicende che segnarono la dominazione francese nei territori della Chiesa, rientrò con la Restaurazione nello Stato Pontificio, seguendone le sorti fino alla proclamazione del Regno d'Italia.

 

Sutri -Campagnano km 15,9

MONTEROSI

Monterosi è un piccolo borgo situato nell'Alto Lazio, sui dolci rilievi del Monte Lucchetti, ai confini con la Tuscia. Monterosi si trova sulla antica consolare Cassia, all'altezza del Km 40, sui dolci rilievi dell'Alto Lazio; è un piccolo borgo, che si sviluppa ai piedi della collina di Monte Lucchetti, in prossimità del lago vulcanico di Monterosi.

Il laghetto offre ancora oggi tratti di natura incontaminata e di selvaggia bellezza. Negli ultimi anni, proprio grazie alla sua favorevole posizione e grazie agli ottimi collegamenti con la Capitale, è stato protagonista di uno sviluppo inarrestabile.

Per questo molti artisti e molti protagonisti della vita romana, hanno scelto di trasferirsi nel nostro paese che, conserva sempre nel suo cuore e nella sua fisionomia, le caratteristiche e la vocazione propria di un sereno Paese d'Italia.

Storia

Il borgo di Monterosi è famoso per un episodio storico, accaduto sulle rive del lago omonimo: l'incontro tra Papa Adriano IV e Federico Barbarossa, che doveva essere incoronato imperatore, nel 1155. Il Barbarossa si rifiutò di reggere la staffa al Pontefice, che doveva smontare da cavallo.

Fin dal passato, Monterosi ha sempre avuto importanti funzioni strategiche, grazie alla presenza della Via Cassia. Per lo stesso motivo, fu però anche preda dei saccheggi dei barbari. Sempre a Monterosi, nel 1649, fu ucciso Monsignor Giarda, mandato da Innocenzo X per convincere Ranuccio Farnese a restituire il ducato di Castro.

Fu forse questo uno dei motivi che spinsero il pontefice ad ordinare la distruzione di Castro. Ancora in tempi più recenti, durante le invasioni napoleoniche, Monterosi fu al centro di una sanguinosa battaglia tra le truppe francesi e gli eserciti di re Ferdinando.

 

CAMPAGNANO

Campagnano è un comune della provincia di Roma, a 33 Km da Roma. Campagnano di Roma è un comune della provincia di Roma, posto sulle pendici del Monte Razzano, a circa 270 m di altezza e a 33 Km da Roma; l'altura su cui sorge il paese è una roccia tufacea, circondata da fossi naturali, sui colli che formano le pendici della Valle di Baccano, antico lago vulcanico oggi prosciugato. Oggi il territorio è caratterizzato da coltivazioni agricole e da pendici ricoperte di boschi. Il territorio di Campagnano comprende inoltre la costa orientale del lago di Martignano e parte del Parco di Veio.

Storia

Gli insediamenti abitativi più antichi rinvenuti in questi territori risalgono alla Media Età del Bronzo (1.500 a.C.) e, certamente, la presenza del lago e il fertile terreno sono stati determinanti nella scelta dei luoghi. Del periodo etrusco sono state rinvenute alcune tombe e, soprattutto, resta la via che mette in comunicazione la Valle di Baccano con il lago di Martignano e risalente al VII sec. a.C.

Il sito etrusco più noto nel territorio campagnanese è quello di Monte Sant'Angelo, anche se molti altri erano presenti nella zona. Con il passare dei secoli, gli insediamenti si spostano gradualmente lungo le strade per Capena e per il Sorbo e le necropoli intorno a Mola dei Monti: lo spopolamento del territorio di Campagnano dipendeva dal declino di Veio, che iniziò nel V sec. a.C. e terminò nel 396 a.C., con la conquista della città da parte di Roma. Tutti gli abitanti del territorio furono portati a Roma.

Il ripopolamento della zona iniziò nel III sec. a.C. e, in seguito alla guerra tra Roma e Faleri, il Senato romano decise di trasferire parte della popolazione della Campania nei territori di Veio, Nepi e Sutri, per rilanciare lo sviluppo economico. Qui i coloni campani si dedicarono alla viticoltura e all'olivicoltura, introducendo anche il culto di Baccano.

Nel II sec. a.C., sorsero numerose ville e fattorie nei territori a Sud di Campagnano e lungo la Via Cassia, arteria commerciale e di comunicazione. Nello stesso periodo, sulla collina di Monte Sant'Angelo sorse un insediamento che visse fino al II sec. d.C. In età imperiale si assistette ad un aumento degli insediamenti, dovuto all'aumentata importanza della Via Cassia come mezzo di comunicazione e commercio.

Durante l'impero di Augusto, l'Etruria costituì la VII regione, di particolare importanza per lo sfruttamento del marmo delle Alpi Apuane, molto richiesto a Roma. Questa nuova attività commerciale fece uscire l'Etruria dalla profonda crisi economica che l'aveva colpita nell'ultimo secolo della Repubblica, quando le importazioni di grano dall'Egitto e dall'Oriente avevano reso non competitiva la produzione agricola della regione.

 

Campagnano – La Storta km 15,0

 

FORMELLO

Formello è un comune della provincia di Roma, a sud-ovest dei Monti Sabatini e all'interno del Parco Regionale di Veio.

Il comune di Formello fa parte dell'area metropolitana di Roma e si trova a sud-ovest dei Monti Sabatini, all'interno del Parco Regionale di Veio. Il territorio si caratterizza per la presenza di formazioni di tufo. I pochi terreni coltivati sono adibiti a coltivazioni di cereali, vite e olivo.

Un'area vasta di territorio è ancora incontaminata e, per questo motivo, è possibile osservare molte specie animali, anche rare. Tra gli altri, sono presenti il nibbio bruno, la poiana, il gheppio, mentre, nei torrenti, non è raro trovare il tritone crestato, la rana verde, la rana greca, la testuggine d'acqua dolce e il saettone.

Storia

Formello, come molti altri comuni della zona, fa parte dell'Agro Veientano, area che era controllata politicamente da Veio. Testimonianze del periodo etrusco sono le numerose tombe rinvenute e una fitta rete di cunicoli sotterranei scavati nel tufo, per drenare le acque fluviali. Anzi, il nome del paese sembrerebbe proprio derivare dalla parola latinaforma, che significa appunto condotto, canale. Tra le tombe più importanti del periodo etrusco, si ricorda solitamente il Tumulo di Monte Aguzzo, una tomba principesca che ha restituito un ricco corredo di vasi tra cui la famosa Olpe Chigi ed un vaso di bucchero con alfabeto detto di Formello

Con l'avanzare della potenza di Roma, nel 396 a.C., Veio perse progressivamente la sua importanza ed il territorio agricolo fu occupato da numerose ville e fattorie; con la crisi dell'Impero Romano si assistette ad un forte calo demografico, all'abbandono della campagna e alla concentrazione della proprietà terriere in grandi tenute. Questo periodo di decadenza durò fino all'VIII secolo d. C. quando, sotto l'impulso della Chiesa, si assistette ad un ripopolamento contadino. A seguito delle incursioni saracene del IX sec. d.C., la popolazione rurale abbandonò le valli per trasferirsi sulle alture, all'interno di villaggi fortificati.

Proprio in questo periodo sorsero Formello, Sacrofano, Campagnano, Isola Farnese. Dalla fine dell'XI fino al XIII sec. Formello fece parte dei possedimenti del Monastero di San Paolo fuori le Mura e, successivamente, per concessione di Papa Niccolò III, passò alla famiglia Orsini. Nel 1661, il possedimento fu venduto alla famiglia Chigi, ma, dopo l'invasione francese, il potere dei Chigi andò lentamente ad affievolirsi, sostituito dal più forte potere papale.

 

La Storta – Roma  km 18,2

 

ROMA

Roma, capitale della Repubblica Italiana, capoluogo della provincia omonima e della regione Lazio, è situata sulle rive del Tevere a circa 25 km dal mar Tirreno. Maggior centro del paese per popolazione e nodo di comunicazioni stradali, ferroviarie e aeree di primaria importanza, estende i suoi 1.308 km² di superficie comunale (la più vasta d'Italia) su un'area prevalentemente collinare che comprende anche il minuscolo stato di Città del Vaticano. Da sempre meta ambita di viaggiatori e turisti, Roma ha nell'estensione dei suoi rioni storici, nella vistosità delle testimonianze artistiche e culturali, nella sua prerogativa di centro della cristianità, i più evidenti motivi di richiamo.

Ma è anche l'impareggiabile insieme del suo ondulato paesaggio urbano, che ne spiega forse il fascino di "città eterna". L'immenso patrimonio monumentale e artistico di Roma ne permette soltanto una rassegna essenziale e suddivisa per epoche. Quella antica e paleocristiana si concentra nelle aree archeologiche del Foro e del Palatino, negli scavi di Ostia Antica e lungo la via Appia antica, ma annovera poi le Mura Aureliane con le porte San Paolo e San Sebastiano; il mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis; il Colosseo del I secolo d. C.; le colonne Traiana e di Marco Aurelio, il Pantheon e Castel Sant'Angelo, del II secolo; le terme di Caracalla, del III secolo; l'arco di Costantino, del IV secolo come il mausoleo di Santa Costanza; le basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Sabina, del V secolo.

La Roma medievale conserva le basiliche di San Clemente, Santa Maria in Trastevere e San Lorenzo fuori le Mura; del XIII secolo Santa Maria in Aracoeli e il chiostro di San Giovanni in Laterano; dei secoli XIII e XIV Santa Maria sopra Minerva. Sono invece rappresentativi della città rinascimentale e cinquecentesca Palazzo Venezia, Santa Maria del Popolo, San Pietro in Montorio con il tempietto di Bramante, il Palazzo della Cancelleria e la Farnesina, risalenti alla seconda metà del XV secolo e ai primi del XVI; mentre al Cinquecento, con interventi di Michelangelo, appartengono il Palazzo Farnese, la porta Pia, piazza del Campidoglio, la basilica di Santa Maria degli Angeli e quella di San Pietro in Vaticano; del Vignola è la chiesa del Gesù.

Alle sei-settecentesche piazze di Spagna, Navona, San Pietro e del Quirinale, scenografici spazi della Roma barocca, si aggiungono il Palazzo Barberini, Sant'Ignazio e Sant'Andrea al Quirinale, del XVII secolo, la ricostruita basilica di San Giovanni in Laterano e la celebre fontana di Trevi. La città neoclassica si rivela nei parchi di Villa Borghese e del Pincio, e in piazza del Popolo; quella di fine secolo nel Vittoriano; quella del Novecento nella stazione Termini, nel quartiere dell'EUR e nello Stadio Olimpico.

Nel 1980 il centro storico di Roma è stato dichiarato dall'UNESCO World Heritage Site. Va infine ricordata la Roma delle grandi collezioni d'arte: il Museo Etrusco di Villa Giulia; il Museo nazionale romano, di carattere archeologico, con la celebre collezione Ludovisi; i Musei Capitolini, di scultura e pittura; i Musei Vaticani, il cui apice è nelle Stanze di Raffaello e nella Cappella Sistina; il Museo e la Galleria Borghese, tra le più importanti collezioni private del mondo; la Galleria Doria Pamphilj, il cui primo nucleo fu messo insieme da InnocenzoX nel 1651 e molte altre.

Storia

La storia di Roma antica è tradizionalmente suddivisa in età monarchica (dal 753, data leggendaria di fondazione, al 509 a.C.), repubblicana (fino al 27 a. C., quando Ottaviano venne insignito del titolo di Augusto) e imperiale (fino al 476, anno di cessazione dell'Impero d'Occidente). Dopo questo periodo cominciò una lenta e inarrestabile decadenza che continuò nel VI e VII secolo, sotto il potere bizantino, per invertirsi poi, nell'VIII secolo, grazie alla protezione dei re franchi che diedero il via alla formazione di uno Stato Pontificio nell'Italia centrale.

Coinvolta nella lotta per le investiture e saccheggiata nel 1084 dai normanni di Roberto il Guiscardo, la città si riprese dopo l'accordo del 1188 fra Clemente III e il comune sulla divisione dei poteri, ma durante l'esilio avignonese dei papi ricadde in una situazione di precarietà segnata dagli scontri fra le maggiori famiglie nobiliari. Con i pontificati di Martino V (1417-1431) e di Niccolò V (1447-1455) la rinascita di Roma assunse caratteri di stabilità; nel secolo successivo, nonostante il "sacco" operato nel 1527 dalle truppe imperiali di Carlo V, la città di Giulio II, di Leone X, di Paolo III, di Sisto V gareggiò con i maggiori centri d'arte e di cultura d'Europa, mentre l'autorità dei pontefici si consolidava grazie anche alla Controriforma e al crescente appoggio della monarchia spagnola.

Stabilità politica e magnificenza urbana non si interruppero nel Seicento e nella prima metà del Settecento, un secolo e mezzo che diede a Roma l'impronta scenografica barocca tuttora ravvisabile nel suo centro storico. Ne furono i maggiori protagonisti Paolo V Borghese (1605-1621), Urbano VIII Barberini (1623-1644), Innocenzo IX Pamphilj (1644-1655), Alessandro VII Chigi (1655-1657) e, in campo architettonico, Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Carlo Rainaldi, Carlo Fontana.

Le condizioni mutarono con la crisi di fine secolo. Scosso dalle parentesi napoleoniche del 1798-99 e del 1809-14, l'assetto politico-sociale pontificio si trascinò stancamente fino al 1849, anno della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi, per riprendere poi, privato dal 1860 di gran parte dei suoi territori, fino al 1870, anno della breccia di Porta Pia. La storia di Roma capitale d'Italia (dal 1871) è la storia di una notevole crescita demografica (dai 273.952 abitanti del 1881 ai 2.840.259 del 1981), dei tentativi di contenimento della speculazione edilizia compiuti dal sindaco Ernesto Nathan (1907-1913), dell'avvento del fascismo dopo la marcia su Roma nel 1922, degli sventramenti degli anni Trenta voluti per celebrarne il carattere imperiale, dell'eccidio perpetrato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, delle Olimpiadi del 1960 e della "Legge per Roma Capitale", approvata nel 1990.

 

 

 
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